Scheda di approfondimento
Pensioni al di sotto dell'assegno sociale... non è un incubo: è la prospettiva previdenziale terribilmente concreta delle lavoratrici e dei lavoratori precarie/i.
Eppure quando si parla di pensioni, soprattutto in questi giorni, non lo si fa per affermare il diritto di milioni di persone ad avere un futuro previdenziale decoroso, ma al solo scopo di provocare un peggioramento della condizione pensionistica di chi deve ritirarsi dal lavoro a breve. Lo si fa, insomma, per far cassa.
Noi vogliamo affrontare il tema pensioni, ma in tutt'altro modo. Un modo che parli di come assicurare una vecchiaia serena a tutte e tutti noi. Il problema previdenziale dei giovani va affrontato su diversi piani, tutti strettamente connessi tra loro. E' necessario un intervento coordinato e complessivo che tenga insieme le proposte che seguono. A partire dalla costruzione della posizione assicurativa che deve avere come elementi fondanti gli interventi su compensi, carico contributivo e aliquote.
1.1 Compensi: non è possibile garantire un futuro previdenziale ai giovani se non si interviene su retribuzioni e compensi che oggi, specie per i giovani, sono miserrimi. In particolare chi lavora con contratti parasubordinati percepisce paghe molto inferiori a quelle dei lavoratori standard. Al contrario è necessario agganciare i compensi dei lavoratori autonomi ai contratti collettivi nazionali di lavoro prevedendo per questi soggetti un compenso maggiore rispetto ai minimi retributivi previsti dai contratti.
1.2 Carico contributivo: Oggi i lavoratori autonomi che prestano la loro opera con Partita Iva, a differenza dei lavoratori subordinati, sopportano interamente il carico dei contributi previdenziali. Vogliamo che il carico dei contributi previdenziali per le forme di lavoro autonomo strutturalmente deboli sia invece ripartito tra committenti e prestatori d'opera. E’ possibile pensare ad una ripartizione dell'aliquota in prevalenza a carico del datore di lavoro come già avviene per i lavoratori dipendenti, oppure una distribuzione a parti invertite con un carico maggiore per il prestatore d'opera rispetto al committente, riconoscendo a questi lavoratori una specificità derivante da una maggiore autonomia.
Le modalità per attuare questa redistribuzione del carico possono essere molteplici e meritano un approfondimento. Per raggiungere questo obiettivo per esempio si potrebbe utilizzare lo strumento della “rivalsa”: l'istituto che prevede per il lavoratore autonomo di addebitare in fattura una percentuale dei contributi. Tale strumento, oggi facoltativo e di entità risibile – 4% - , dovrebbe però essere reso OBBLIGATORIO, NON IMPONIBILE, ADEGUATO NELL'ENTITA'. Un'altra modalità possibile è il versamento da parte del datore di lavoro della parte dei contributi spettante direttamente sulla posizione previdenziale dei soggetti, come avviene per i lavoratori a progetto.
1.3 Aliquota: per garantire un futuro pensionistico adeguato a tutti è necessario anche intervenire sull'aliquota contributiva. Ma ogni aumento di tale aliquota si rivelerebbe inefficace e penalizzante per i lavoratori in assenza di un intervento sui compensi, così come esposto al punto 1.1. Oggi per i lavoratori parasubordinati è prevista un'aliquota del 27,72%, inferiore a quella prevista per il lavoro dipendente corrispondente al 33%. Per aumentare il montante contributivo è necessario portare l'aliquota previdenziale anche per i parasubordinati al 33%, percentuale che per i prestatori d'opera con partita IVA, come rivendicato al punto precedente, deve essere ripartita tra lavoratori e datori di lavoro.
In questo modo si consente un aumento del montante contributivo, senza maggiorare l'esborso degli autonomi all'inps, ma anzi riducendolo. I lavoratori autonomi, infatti, si troverebbero a pagare di fatto molto meno di adesso. Nell'ambito di un riequilibrio complessivo della contribuzione, si rende necessario un'ulteriore aumento dell'aliquota anche per gli iscritti al fondo commercianti e artigiani e una riforma mirata a equità e sostenibilità per le casse professionali.
2. Discontinuità: la posizione previdenziale dei giovani è cosparsa (e rischia di esserlo sempre più in futuro) dei “buchi” lasciati dall'intermittenza del lavoro e quindi dei contributi versati. E' necessario prevedere la copertura dei contributi figurativi per i lavoratori discontinui nei periodi di non lavoro.
3. Pensione contributiva di garanzia: Comunque è necessario e urgente attivare subito una pensione contributiva di garanzia che preveda importi minimi almeno pari al 60% del reddito medio nazionale in relazione agli anni di contribuzione, con una particolare attenzione alle pensioni contributive di invalidità e ai superstiti.




